Manifesto del Movimento per il Partito del Lavoro

Per il partito del lavoro

Roma, 17 settembre 2011 

Assemblea promossa da
Lavoro-Solidarietà e Socialismo 2000

 1.

La crisi economica globale, conseguenza di un sistema dominato dalla logica liberista e dal capitalismo finanziario, affida alla sinistra il compito di prospettare un’alternativa di sistema al modello capitalista.

La crisi viene utilizzata dalle forze dominanti per un ulteriore attacco ai diritti e al reddito delle lavoratrici e dei lavoratori. La speculazione sui debiti sovrani, ingigantiti dalle ingenti risorse elargite dagli Stati per rifinanziare il sistema bancario, costituisce l’occasione per colpire, con l’argomento della riduzione della spesa pubblica, lo Stato sociale.

La costituzionalizzazione dei vincoli di bilancio, proposta anche in Italia, determinerebbe un vincolo alla tutela dei diritti sociali, la cui effettività presuppone la disponibilità di adeguate risorse finanziarie.

In questo quadro globale, la politica del governo Berlusconi-Bossi esprime un’aberrante logica classista. La manovra economica del governo è – sotto questo aspetto – scandalosa: nessun vero contributo al risanamento è stato chiesto a chi è ricco, in contrasto con il principio della progressività dell’imposizione, previsto dalla Costituzione.

I tagli alla spesa pubblica, e in particolare agli Enti locali, si tradurranno in una ulteriore compressione dei diritti sociali legati al welfare.

Si persegue la privatizzazione dei servizi pubblici, in contrasto con l’esito del referendum.

Particolarmente grave è l’art.8, che con un colpo di spugna cancella i diritti dei lavoratori previsti dalla legge, come l’art. 18 dello Statuto, e cancella di fatto la funzione del contratto collettivo nazionale.

E’ assente ogni misura rivolta alla crescita, che richiederebbe una redistribuzione del reddito a favore dei lavoratori e dei ceti popolari, e investimenti nella conoscenza, nella ricerca, nella formazione.

Il documento politico approvato dal I Congresso della Federazione della Sinistra nel novembre dello scorso anno indicava sia la necessità di prospettare un’alternativa di sistema al capitalismo, sia quella di sconfiggere il governo Berlusconi-Bossi.

Quelle giuste indicazioni, di fronte all’aggravarsi della situazione che si è prima segnalata, richiedono l’accelerazione del nostro progetto: la Federazione della Sinistra deve diventare un soggetto politico, superando la logica del cartello elettorale.

 2.

A nostro giudizio il fattore critico decisivo è la perdita di potere politico dei lavoratori e delle lavoratrici, che è la causa principale sia della subalternità del potere politico alla logica del capitalismo finanziario, sia dell’accentuazione classista che le politiche liberiste hanno assunto in Italia.

Se i lavoratori e le lavoratrici non riacquisteranno forza politica attraverso una propria autonoma e incisiva rappresentanza, sarà inevitabile che ciò si traduca nella perdita di diritti economici, sociali e del lavoro, che pure sono scolpiti nella nostra Costituzione e che con tanti sacrifici e lotte erano stati conquistati, sia pure in modo inadeguato e con forme insufficienti.

Nessun soggetto politico assume oggi in Italia di voler dare rappresentanza politica al mondo del lavoro. E’ una anomalia grave, tanto più in un Paese dove la sinistra politica – espressione, della tradizione e della storia del movimento operaio – era stata decisiva per l’allargamento dei diritti e per assicurare ai lavoratori un reddito dignitoso.

 3.

Senza una rappresentanza politica del mondo del lavoro, la democrazia politica si indebolisce, anzi, si svuota.

Lo svuotamento della democrazia avviene in forme diverse e progressivamente crescenti:  la perdita di poteri  dello Stato nazionale a favore  di entità sovranazionali prive di legittimazione democratica; il peso del denaro e del controllo dei mass media; la riduzione della partecipazione politica ed elettorale derivante dalla sfiducia nella capacità della politica di cambiare lo stato delle cose e dall’assenza di credibili proposte alternative; il condizionamento dei mercati finanziari e delle istituzioni private della finanza globale nel determinare le decisioni di governo e parlamento.

Senza una democrazia politica che affidi le grandi decisioni alle scelte consapevoli e razionali degli uomini e delle donne, il mondo del lavoro non potrà ritrovare la sua centralità e realizzare l’alternativa economica e sociale di cui può essere attore e protagonista.

Senza rappresentanza politica del mondo del lavoro, la democrazia resterà dimezzata, sempre meno rappresentativa della realtà del Paese.

Per questo riteniamo che coloro che si richiamano alle tradizioni del movimento comunista, del socialismo democratico e del sindacalismo di classe sono oggi chiamati all’impegno di rifondare una rappresentanza politica dei lavoratori.

4.

I due principali tentativi di realizzare il socialismo in Europa, quello delle Socialdemocrazie occidentali e l’altro del “Socialismo reale”, sono stati entrambi sconfitti.

Occorre ragionare sui motivi per i quali ciò è accaduto, e la proposta del socialismo ha perso, in Europa, credibilità e forza.

Le socialdemocrazie europee e i principali partiti comunisti dell’Occidente (e in particolare il Pci) hanno prospettato, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, una via che consolidasse e andasse oltre i pur positivi risultati del compromesso tra capitale e lavoro che aveva caratterizzato il trentennio successivo alla Seconda guerra mondiale. Vi era infatti nelle punte più avanzate di quell’esperienza il convincimento che occorresse andare oltre: basti ricordare le riforme di struttura per introdurre elementi di socialismo proposte dal Pci, il programma di nazionalizzazioni e di intervento pubblico nell’economia del primo governo Mitterand, il piano Meidner della socialdemocrazia svedese che prevedeva il progressivo passaggio della proprietà delle grandi imprese ai lavoratori delle medesime. La controffensiva neo-liberista ha sconfitto questa prospettiva, e le scelte successive delle socialdemocrazie hanno accettato una subalternità alle logiche capitalistiche dominanti.  Rimane tuttavia quella un’esperienza preziosa che in Italia ha avuto una delle sue manifestazioni più significative nelle lotte sindacali della fine degli anni Sessanta, sviluppate attorno ai consigli e al sindacalismo di classe.

La costruzione dell’alternativa economico-sociale al sistema a dominanza capitalistica può e deve avvenire sul terreno della democrazia politica, che deve essere difesa, rafforzata e resa effettiva.

Può avvenire sul terreno della democrazia, come dimostra l’esperienza oggi più avanzata nella direzione che noi indichiamo, che è quella dei Paesi dell’America latina, dal Partito del lavoro brasiliano alle forze politiche e ai governi che si richiamano al Socialismo del XXI Secolo.

Deve avvenire sul terreno della democrazia, perché l’implosione dei sistemi dell’Est europeo dimostra che senza democrazia il socialismo non può essere costruito, come affermato nella riflessione del più interessante partito della sinistra europea, la Linke tedesca.

La sconfitta, in Unione sovietica e nei Paesi dell’Est, di quella che è stata la più grande rivoluzione delle classi subalterne, non può essere rimossa, e sui sistemi dell’Est europeo va sviluppata una critica esplicita. Il socialismo rischia altrimenti di essere archiviato come un’utopia che nella sua realizzazione concreta si è mostrata incapace di generare una società migliore e più avanzata di quella capitalista.

La mancanza di democrazia e di tutela delle libertà individuali, l’eccesso di centralizzazione delle decisioni economiche e la forma burocratica della pianificazione e della gestione dell’economia, sono le ragioni di fondo del fallimento del più importante tentativo di costruire un ordine non capitalista. Democrazia politica, Stato sociale e di diritto, separazione dei poteri dovranno essere pilastri essenziali di un sistema socialista, che nel nostro Paese può essere realizzato dando piena attuazione e un’interpretazione avanzata dei principi e delle norme della Costituzione repubblicana.

Il progetto socialista può essere realizzato se è voluto democraticamente dalla maggioranza dei cittadini, e non attraverso il controllo autoritario di una leadership di stato e di partito. Senza democrazia non c’è  il socialismo. Rosa Luxemburg disse: “L’eguaglianza senza libertà finisce in oppressione,  la libertà senza eguaglianza conduce allo sfruttamento”.

 5.

La costruzione di un blocco sociale maggioritario che persegua l’obiettivo del superamento del capitalismo è oggi più che mai tema centrale per la sinistra politica.

Anche per questa ragione la sinistra opera in una prospettiva  unitaria, tra i popoli del mondo, per l’unità politica dei popoli europei, per l’unità democratica e antifascista, per la tutela universale dei diritti, contro ogni forma di discriminazione a cominciare da quella contro le donne, per l’unità dei lavoratori. Sono le forze dominanti del capitalismo interessate alla frammentazione e alla divisione.

C’è una classe che può raccogliere intorno a sé il blocco storico e sociale necessario per il cambiamento: la classe delle lavoratrici e dei lavoratori. Ma questa classe sociale è stata ricondotta a una dimensione economica difensiva, è priva di soggettività politica, è stata espulsa dai luoghi della rappresentanza. Non è sufficiente la pur importante azione sindacale di massa perché i lavoratori e le lavoratrici siano protagonisti di un nuovo ordine economico e sociale.

Perché i lavoratori tornino protagonisti in prima persona della lotta politica per il cambiamento, è necessario che si diano una autonoma rappresentanza politica: un Partito del Lavoro.

Per questo riteniamo di dar vita a un movimento politico che si ponga l’obiettivo di costituire in Italia un Partito del Lavoro. E’ una proposta unitaria, che si rivolge alle altre forze della Federazione della Sinistra, e a tutti coloro che in forma singola o associata intendano concorrere a questo processo.

 6.

Il Partito del Lavoro sarà tale se si costruirà secondo i criteri democratici di cui parla l’art. 49 della Costituzione, e se si baserà sull’organizzazione e la partecipazione diretta dei lavoratori e delle lavoratrici, anche prevedendo il ruolo preminente di circoli organizzati nei luoghi di lavoro e garantendo ai lavoratori e alle lavoratrici un effettivo ruolo decisionale e la presenza nelle istituzioni.

Per tale via è possibile concorrere alla indispensabile riforma della politica italiana. La questione morale si è rivelata in tutta la sua gravità. La si affronta ricordando l’insegnamento preveggente di Enrico Berlinguer, che la vedeva come grande questione democratica strettamente legata alla funzione dei partiti politici. I partiti leggeri, personalizzati, padroni delle assemblee elettive, si sono rivelati non la soluzione, ma parte rilevante e anzi decisiva del problema.  La personalizzazione della leadership politica e istituzionale si incrocia, infatti, con la logica del partito degli affari, determinando una nociva commistione che inquina la vita democratica.

In un mondo in cui comandano ristrette oligarchie, che intrecciano mostruosi conflitti di interesse tra potere politico ed economico, in un’Italia nella quale questo fenomeno si esprime nel modo peggiore, una nuova politica richiede che torni in campo la forza e il potere politico dei lavoratori e delle lavoratrici organizzati.

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4 risposte a Manifesto del Movimento per il Partito del Lavoro

  1. Giuseppe scrive:

    Apprezzo lo sforzo e l’impianto di questo manifesto politico. Per essere coerenti con l’idea di socialismo delineata nello stesso manifesto,bisognerebbe definire l’ancoraggio europeo ed internazionale. A mio parere non può che essere il nuovo corso del Socialismo europeo ed internazionale(PSE e IS), che è impegnato in una ricerca critica ed anche autocritica per una nuova via del socialismo democratico. Nella sinistra europea (GUE) permangono troppi settarismi ed un approccio residuale.La stessa Linke è una anomalia e al proprio interno il confronto con il Socialismo europeo è comunque ben presente.
    Capisco l’esigenza di salvaguardare il rapporto con PRC e PdCI.Ma sappiate che senza operare dentro il PSE si rischia la marginalità e la subalternità al progetto(velleitario e fuori tempo massimo)del PdCI di ricostruire il Partito Comunista. Ricostruzione che però dopo venti anni di tentativi è con tutta evidenza fallita…

  2. iose giovanni dioli scrive:

    Da tempo penso al Partito del Lavoro.
    Qualcosa di nuovo. Basta riferimenti anche terminologici al passato.
    Serve un programma , una reale presenza dei lavoratori candidandoli ad essere dentro le istituzioni.
    Basta con il politichese . Basta con filosofiche tiritere.
    Poche parole d’ordine. Nuovi simboli.

  3. INTERESSANTE . SE NE PUO’ DISCUTERE .
    U.P.

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